Non si può trascurare il ricordo del lontano 7 gennaio 1610, quando Galileo Galilei (1564-1642) puntando verso Giove ,da Padova, il suo nuovo cannocchiale vide per primo al mondo che il gigante del Sistema Solare era adornato da quattro stelle, che volle chiamare Satelliti Medicei in onore della Casa fiorentina dei Medici.Questa visione (il 7 scoprì solo i primi tre satelliti) gli confermò , ulteriormente che la Terra girava attorno al Sole, infatti Giove con i quattro satelliti ricordava un piccolo sistema solare in miniatura.Ma da allora i quattro satelliti medicei, ora noti come . Io, Europa , Ganimede e Callisto , sono serviti con grande importanza allo sviluppo dell’Astronomia.Già Galileo pensò di poter utilizzare i medicei per il calcolo della longitudine terrestre in particolar modo in mare, realizzando un “giovilabio” che serviva per prevedere le eclissi , i transiti, le congiunzioni e tutti i fenomeni che interessavano Giove ed i quattro satelliti medicei, queste configurazioni sarebbero servite per calcolare e rilevare i tempi , calcolarne la differenza da tradurre poi in longitudine.Il sistema impeccabile nella sua semplicità non ebbe fortuna perché in mare con il rullio era in pratica inutilizzabile. Metodo inutilizzabile anche con l’uso del “celatone”  oggetto già citato in un’altra nota. ( Il Celatone: Una strana invenzione)  I navigatori del  XVII, XVIII secolo usavano delle effemeridi astronomiche appositamente calcolate per un particolare luogo noto con precisione , relative alla distanza delle stelle dalla Luna, il metodo era chiamato , appunto, delle “Distanze Lunari”.Ma i satelliti medicei ebbero una grandissima e determinante importanza nel calcolo della velocità della luce.L’astronomo danese Olaf Roemer (1644-1710) dimostrò nel 1675 che la velocità della luce, pur essendo molto grande, era finita.Le eclissi dei satelliti di Giove venivano osservate dalla Terra in  ritardo  quando la distanza  tra Giove e la Terra aumentava, mentre venivano osservate in anticipo quando tale distanza diminuiva, così Roemer calcolò con buona approssimazione la velocità della luce, che è noto prossima a 300.000 chilometri al secondo, è indicata con una “c” dal  latino celeritas. ed è noto che è una velocità insuperabile. (Si rammenta l’equazione di Albert Einstein (1879-1955) E=mc²  dove  “c” sta appunto per velocità). Concludo questa nota ricordando che alcuni asseriscono che i satelliti di Giove si potrebbero vedere ad occhio nudo.Si potrebbe tentare quando la stretta congiunzione  dei vari satelliti ne aumenta  la magnitudine complessiva , ma la cosa è estremamente difficile, a parer mio, per il grande abbagliamento di Giove stesso sulla nostra vista, ma, godiamoci lo spettacolo del movimento dei satelliti medicei anche con solo  un buon binocolo.

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