Tutti, o quasi, sentendo dire “Cometsie a Herschel” pensano a William Herschel (1738-1822) lo scopritore del pianeta Urano, fatta il 13 marzo 1781 mentre con il suo telescopio osservava nei pressi di Eta Geminorum, ovvero Propus, stella posta ai piedi dei Gemelli. Invece No! Si tratta della sorella di William, Carolina Lucretia Herschel (1750-1848). Un vero mito al femminile questa simpatica donna-astronomo grande osservatrice con il telescopio, scopritrice di comete e di galassie, molto affezionata al celebre fratello e vissuta quasi un secolo. Quando William si trasferisce in Inghilterra, lo segue e decide di dedicarsi al fratello, e quando questi comincia a dedicare gran parte del suo tempo all’astronomia, Carolina lo affianca durante le ore notturne annotando ciò che lui osserva al telescopio.

Nel 1782 William riconoscente regala alla sorella Carolina un telescopio e questa inizia un personale programma di ricerca. Quando, una volta, il fratello William è in Germania, Carolina si dedica alla caccia cometaria e nella notte del 1 agosto 1786, nella costellazione del Leone, scopre la prima cometa, “Cometa Herschel” ovvero “C/1786 P1”, così indicata in base alla nuova nomenclatura, e “1786 II” secondo il vecchio metodo. Per questa scoperta nel 1787 riceve da Giorgio III un salario annuo come assistente del fratello, prima donna a cui sia riconosciuto e remunerato un lavoro in campo scientifico. Scoprì poi altre sette comete fra le quali tre periodiche, infine bisogna ricordare che scoprì tre galassie una decina di ammassi, e compilò un catalogo di 2500 nebulose, senza ovviamente tralasciare i lavori domestici (!).

Le fu affidato l’educazione del nipote John (1782-1871), figlio di William, anch’esso astronomo. Partendo dal catalogo di Carolina, su richiesta della Royal Astronomical Society nel 1898 Johan Dreyer (1852-1926), realizzerà il New General Catalogue (NGC). Mi piace da ultimo ricordare che il 14 maggio 2009 è stato lanciato l’Osservatorio Spaziale Herschel, così chiamato in ricordo di “Lei” e di William, come precisa sempre l’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

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