La storia della misura dell’Universo inizia con la costruzione di telescopi sempre più grandi e tecnicamente migliori, per esplorare il Cielo e misurare le distanze delle stelle. Nel 1700 Friedrich Wilhelm Herschel  (1738-1822) mostrò al mondo che il Sistema Solare è  incastonato in un ampio raggruppamento di stelle, la Via Lattea. Questa era la nostra Galassia, forse l’unica Galassia dell’Universo. Nel 1781 Charles Messier (1730-1817) catalogò le Nebulose, visibili allora come macchie indistinte, che non sembravano essere stelle, infatti non erano nitidi punti di luce. Il grande dibattito riguardava la natura di queste nebulose. ci si poneva anche qui la domanda se fossero oggetti all’interno della Via Lattea e se fossero altre galassie  !Nel 1912 Henrietta Leavitt (1868-1921) studiò le stelle variabili con particolare attenzione ad un particolare tipo di queste, le Cefeidi, e mostrò che il periodo di variazione di luce di queste ultime poteva essere utilizzato per indicare la loro luminosità effettiva e di conseguenza  valutarne la loro distanza. in effetti gli astronomi così possedevano un parametro per iniziare a misurare l’Universo.Nel 1923 Edwin Hubble (1889-1953) identificò una stella variabile tipo Cefeide in una nebulosa e dimostrò che che questa si  trovava molto distante dalla Via Lattea. Questa nebulosa, oggi sappiamo che era la Galassia di Andromeda , o M 31 così catalogata da Messier nel suo catalogo, oggi è anche noto che M 31 è distante da noi ben 2.200.000  anni luce (!) . A questo punto  apparve chiaro che la maggior parte delle nebulose erano singole galassie a se stanti, ciascuna composta da miliardi di stelle , proprio come la nostra Galassia , la Via Lattea. La spettroscopia si basa sul fatto che gli atomi emettono od assorbono lunghezze d’onda di luce particolari. Quindi gli astronomi esaminarono la luce delle stelle per vedere di che cosa fossero costituite le singole stelle. Fu notato che le varie lunghezze d’onda della luce stellare erano più o meno spostate . Questo fenomeno poteva essere spiegato tramite l’Effetto Doppler, da Christian  Doppler (1805-1853) , che si può semplificare  come essere  il mutamento, nell’altezza del suono o nella frequenza della luce, causato dal moto della sorgente.In conclusione : una stella in avvicinamento presenta lo spostamento delle righe dello spettro verso lunghezza d’onda più brevi, il  “blueshift”. Mentre una stella in allontanamento presenta lo spostamento stesso verso lunghezze d’onda più elevate, il “redshift”.La maggior parte delle Galassie sembrava fuggire dalla Via Lattea. Nel 1929 Hubble  mostrò che esisteva un rapporto diretto tra la distanza di una Galassia e la sua velocità di spostamento. Questa molto importante particolarità è oggi nota come la “legge di Hubble”.Le misurazioni di Hubble sembrano indicare che l’Universo  aveva avuto inizio in una piccola (!) regione condensata e poi si era espanso verso l’esterno, ancora oggi si sta espandendo. Questa è una prova a sostegno del “Big Bang”  ovvero la singolarità della nascita dell’Universo.Ma allora che senso ha, misurare l’Universo se domani le Galassie saranno tutte più lontane da noi, come ieri erano più vicine ? E’ un nuovo e vero paradosso.

URANIO

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